Sommario: Seminario sull’azione diretta nonviolenta dell’attivista Andrew Rose del collettivo "Trainers for change", adattato per Genova.
AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA
"Ho amato particolarmente proporre questo tipo di seminario, perché a Philadelphia ha funzionato molto bene nel coagulare il gruppo di partecipanti; la gente ha cominciato a formare gruppi per affinità già durante i lavori (il che è un vero successo) e i loro commenti sono stati tutti del tipo 'Grazie, mi sento molto più motivata/o adesso, rispetto alla mia scelta', oppure: 'Mi sento più capace, più forte', il che è stato meraviglioso per me.
Ricordo ai facilitatori che desiderano tenere questo seminario di cominciare con energia, parlando a voce alta e ricordando le regole del rispetto reciproco se qualcuno interrompe; fatevi indietro gradualmente, a partire dal termine del primo esercizio, e lasciate che il gruppo assuma sempre maggior controllo; assicuratevi che tutte le domande lasciate in sospeso abbiano risposta prima di passare all'esercizio successivo, ma se chi le ha fatte manifesta invece il desiderio di andare avanti acconsentite e date potere al gruppo (potrete rispondere più tardi o, molto probabilmente, sarà il gruppo a rispondere). Assieme a questo seminario ne abbiamo tenuti altri di specifici sulla solidarietà in prigione e sull'aiuto legale, sul blocco stradale e sull'intervento medico in caso di necessità. Abbiamo tenuto anche un seminario avanzato sull'azione diretta nonviolenta, che prevedeva temi quale la narrazione dei successi dell'azione diretta, i giochi di ruolo, le abilità comunicative." Andrew Rose
AZIONI BASE (tempo previsto: tre ore)
1) Date brevemente il benvenuto ai partecipanti e dite: Questo è un gioco di ruolo. La polizia è qui e vi dà cinque minuti per sgomberare: cosa intendete fare? Ascoltate i partecipanti. Dopo cinque minuti interrompeteli e chiedete loro di manifestare come si sentono; aspettatevi risposte del tipo: ansioso, confuso, arrabbiato, eccitato. Chiedete che piani hanno fatto; le risposte saranno più o meno: mostrare le autorizzazioni, chiamare gli avvocati, chiamare i giornalisti, consegnare alla polizia il documento con le nostre rivendicazioni, decidere se lo spazio che occupiamo vale la pena di essere difeso. Questi sono sentimenti e risposte normali in gente che deve prendere rapidamente decisioni assieme ad altra gente che non ha mai visto prima: assicuratevi di introdurre i facilitatori in questo momento, di modo che nessuno venga forzato e le decisioni passino attraverso il consenso condiviso.
2) A questo punto i facilitatori andranno avanti e indietro in mezzo al gruppo chiedendo: Chi sei, perché sei venuto a Genova, quali sono i motivi per cui protesti? A quest'ultima domanda le risposte si concentreranno sui temi generali (economia di giustizia, diritti delle donne, controllo democratico, salvaguardia dell'ambiente, ecc.). Enfatizzate a questo punto la solidarietà fra le diverse istanze, mostrate come stiamo connettendo tutti questi punti in una rete.
Chiedete ora ai partecipanti di riflettere e di tentare di spiegare come protestare al vertice dei G8 contribuirà a risolvere i problemi per cui sono preoccupati. Aspettatevi silenzio; aspettatevi risposte del tipo Perché attirerà l'attenzione dei media - chiedete a chi dice così perché questo è importante (vi si nominerà il desiderio che la gente cambi le proprie opinioni, il desiderio di accrescere in loro la consapevolezza) e chiedete chi è la "gente" che si desidera raggiungere (potrete avere risposte del tipo "il governo", "la maggioranza", "noi stessi"). Spiegate a questo punto che l'azione diretta serve a muovere l'opinione pubblica dal sentirsi "in mezzo" a due contendenti al sentirsi "noi". Chiedete ai partecipanti di riflettere su come i media hanno riportato le precedenti proteste (Seattle, Washington, Praga, ecc.), focalizzandosi sul "dimostrante violento" e riflettete insieme su come il comportamento dei manifestanti interagisce con i resoconti che ne vengono fatti.
3) Passate quindi ai princìpi guida dell'azione. Ai partecipanti è chiesto di aderire a tali princìpi: il farlo permette a persone che hanno storie differenti, convincimenti differenti e credi (politici, filosofici, religiosi) differenti di lavorare insieme. Questi princìpi non sono requisiti politici o filosofici e neppure giudizi sulla maggior validità di un progetto rispetto ad un altro. Essi servono a creare una base di fiducia, di modo che si possa lavorare allo scopo comune, e che ognuno di noi sappia cosa può aspettarsi dall'altro. La realtà è che la gente di colore, la gente povera, chi manifesta e rivendica la propria differenza sessuale o di orientamento sessuale costituiscono il gruppo più a rischio di arresto violento, nonché di essere fatti oggetto di accuse più serie dell'essere coinvolti in un'azione diretta: noi crediamo che la distruzione delle proprietà aumenti questo rischio.
Questi sono i princìpi guida:
Chiedete ai partecipanti i loro pensieri al proposito; aspettatevi risposte del tipo "ma anche le mie mani sono armi" e l'intera faccenda della distruzione delle proprietà salterà fuori.
4) Ricordate gli scopi di questo seminario: prepararsi all'azione, chiarificare i nostri pensieri, costruire una solidarietà più profonda.
5) Gruppi per affinità: spiegate in breve cosa sono; chiedete alle/ai presenti se ne hanno fatto parte o se ne fanno parte e che a partire da questa esperienza spieghino a cosa servono, come funzionano, ecc. Fatto questo, passate alla domanda: Cosa può intaccare la solidarietà in un gruppo per affinità? E dopo le risposte aggiungete: E in una comunità, nella società? Scavate sino ad individuare il razzismo, il sessismo, l'omofobia, ecc.
6) Definite l'oppressione: E' il maltrattamento istituzionalizzato, sistematico e pervasivo di una persona o di un gruppo di persone e si basa su: il colore della pelle, l'orientamento sessuale, il genere sessuato, l'età od una qualsiasi altra differenza. Ora chiedete alle persone di raccontare un episodio in cui hanno difeso una persona maltrattata in questo modo o hanno manifestato per i suoi diritti. Vi assicuro che questo è molto potente: permette di dare riconoscimento a chi ha compiuto l'azione, permette di venire a conoscenza delle storie di persone che hanno perso amici, famiglia, opportunità economica, ecc. per essersi opposti alla norma, la quale è oppressione.
7) Esercizio: Mescolare il potere. Allineate i partecipanti in fila, spalla a spalla, nel mezzo della stanza in modo che fronteggino una parete. Ora dite: "Fate un passo avanti se siete europei", "Fate un passo avanti se siete laureati", "Fate un passo avanti se avete frequentato scuole private", "Fate un passo indietro se siete donne", "Fate un passo indietro se siete gay o se siete percepiti come gay", "Fate un passo indietro se siete ebrei", ecc.
Questo esercizio scatena reazioni potenti: aspettatevi reazioni di "colpa". Depotenziatele celebrando le peculiari abilità di ogni individuo, che possono essere usate a vantaggio del gruppo. Celebrate ognuno, affermatelo nella sua diversità.
8) PAUSA! Fate uno spuntino a base di semi o cose simili, chiamandoli i "Semi della Pace" (ci può essere un'insalata di riso, fagioli, nocciole, ecc.)
9) Organizzate un gioco di ruolo che preveda i dimostranti, la polizia, i delegati al G8, la stampa e sia focalizzato su "RESTARE SUL MESSAGGIO". Rassicurate i partecipanti che dimostreranno ansia nei rapporti con la stampa, del tipo: Voglio dire due parole ai giornalisti; ricordate loro cosa è emerso dalla riflessione sui media e rifocalizzateli sull'azione che hanno deciso di intraprendere e portare avanti: restare sul messaggio significa questo.
10) Incoraggiate i partecipanti a raccontare le storie di azioni creative in cui sono stati coinvolti. Se è presente qualcuno/a che ha sofferto l'arresto per aver partecipato ad un'azione diretta incoraggiatelo/a a raccontare la propria esperienza (anche questo è molto potente).
11) Chiudete il cerchio. Che ognuna/o si alzi in piedi e dica una sola parola che esprima l'attitudine o lo stato mentale che egli/ella porterà nella sua azione a Genova.
(Traduzione di Maria G. Di Rienzo)