Sommario: L’attivista Hilary McQuie a Genova il 15/16 giugno 2001 durante il "G Point", convegno femminista antiglobalizzazione
La "dolce" protesta di mamma Hilary
Intervista con la figlioletta al seno: "Mi batto per lasciarle un mondo più pulito"
E’ alta, lunghi capelli biondi, un grande seno che, mentre le parliamo, serve a sfamare la piccola Ruby, una bella bimba con gli occhi colore di quel cielo che mamma Hilary McQuie vorrebbe lasciarle come eredità di questo mondo che la globalizzazione sta uccidendo, lentamente, ma inesorabilmente.Questa intima scena di famiglia è il senso della presenza di questa giovane donna che gira il mondo per parlare con la gente, e dire cosa significa deforestificare l ’Amazzonia, dire cosa vuol dire nucleare e quali sono i rischi per questo pianeta e per le generazioni cui lo lasceremo. Ai bimbi come Ruby appunto, che poppa felice non rendendosi conto di cosa le accade attorno. Hilary McQuie è una donna dolce, ma segnata. E’ diventata una contestatrice perché quando aveva 15 anni, nel ’78, ha vissuto l ’evacuazione di Three Miles Island, dov’era in vacanza, per un disastro paragonabile a quello di Chernobil e perché è rimasta colpita dall’elezione di Ronald Reagan, che sponsorizzava il nucleare.
Non ama la violenza ma la contestazione, sì. Ha un senso di rifiuto per tutto ciò che è lotta fisica. Per questo è a Genova, per questo ha partecipato alla due giorni del "punto G ", organizzata dalla rete della Marcia mondiale delle donne per dire che un altro mondo è possibile. Per questo è partita da San Francisco con bimba al seguito lasciando il marito anche lui impegnato contro la globalizzazione.
"Lui rappresenta la cima degli alberi - dice - perché dialoga col potere per tentare di richiamare i responsabili
che ci governano al rispetto della natura e dell’uomo;io invece sono l ’erba perché vado in giro a parlare con
la gente comune. Ecco, io sono il ponte tra questi due mondi, il potere e la gente, che molto spesso non si parlano e non si capiscono ", dice Hilary.
E’ dolce e gentile questa mamma che ha percorso in senso inverso il viaggio di Cristoforo Colombo per "scoprire "questa Genova che si appresta a diventare per tre giorni capitale del mondo e sede del G 8."Una
grande occasione per questa città - dice nel suo americano stretto della costa ovest del Paese più potente del mondo - ma anche per tutta la terra. Un ’occasione per Genova, ancora una volta dopo poco più di 500 anni, di influenzare gli eventi.Sì -dice - questo a mio avviso è il posto ideale per il G8 perché da qui è partita la globalizzazione, quella che poi noi avremmo chiamato civilizzazione, con Cristoforo Colombo. E qui si ritorna a parlare ancora di globalizzazione. Del futuro del mondo. Un futuro che deve essere conquistato con la non-violenza. Ecco, se dovessi fare un augurio a questa città e a quanto in essa si deciderà è che qui si svolga un dialogo profondo sul futuro che tutto il mondo vuole e che non ci si dimentichi delle implicazioni e degli effetti che le decisioni produrranno su tutti i Paesi della terra ".
Si prende la bimba in braccio, la coccola, le fa le moine. Ruby le sorride,"Ma -prosegue Hilary -i gruppi anti G8 devono mostrarsi maturi, non usare la violenza, ma raggiungere lo scopo di far pensare agli uomini e alle
donne e non solo al profitto .E per farlo bisogna rimanere in piazza e non farsi cacciar via perché si è violenti.Vale di più una sassaiola contro la polizia o cinque minuti di silenzio di decine di migliaia di persone, in una città dove nei giorni del G8 non girerà un ’auto e non si sentirà il rumore di un motorino? Credo sia più
incisiva la seconda protesta. Ma i messaggi i possono lanciare anche senza spaccare vetrine o far danni.
Non è, forse, farsi sentire il prendersi tutti per mano e formare una catena di vita per dire che vogliamo essere tutti uniti perché siamo tutti figli della stessa terra? O fare muro per impedire a tutti di andare ai meeting? Cosa potrebbe esserci di meglio di uno sciopero nazionale per far sapere che il mondo della gente comune, che poi è quella più numerosa, esiste e vuol continuare ad esistere? Oppure protestare per gruppi di affinità e, ad esempio, non far arrivare il cibo a chi aspetta di mangiare al tavolo dei G8? Insomma, disobbedienza civile. Dicono che non si possono distribuire manifestini nella zona gialla, adiacente alla rossa invalicabile? Ebbene, che si distribuiscano volantini. Pacificamente, ma che i distribuiscano ".
Di certo una cosa si farà. Qualcosa che riguarderà tutti i movimenti. Non si sa ancora cosa, o forse non viene detto perché la sorpresa è la migliore arma in mano agli anti G8. Sarà un gesto pacifico e che, nello stesso momento, verrà fatto da questo popolo figlio di Seattle che protesta perché si stanno distruggendo le risorse del mondo. Carlo Bancalari (articolo apparso sul Secolo XIX di Genova, il 23 giugno 2001)