Sommario: Testimonianza di Starhawk, attivista e formatrice, sulla protesta a Quebec City contro il FTAA

Il ponte trema a mezzanotte

Sotto il cavalcavia, stanno suonando il tamburo. Vestiti di nero, nelle camicie inzuppate di sudore, raccolgono pezzi di legno e picchiano sulle traverse di ferro, sulle sculture metalliche di questo parco di senzatetto, sulle strutture del sottopassaggio che collega la città bassa ai livelli più alti di Quebec City. Sono per la maggior parte giovani, e sono arrabbiati e giubilanti allo stesso tempo, mentre danzano nella notte dopo due giorni sulle barricate.

Dall'alto, la polizia spara fiammate di gas lacrimogeno. Il gas forma nuvole e poi scende come un fantasma di nebbia orribilmente bello, ma i danzatori continuano a danzare. Il suono ed il ritmo crescono, crescono, come un ruggito che riempia la città, più forte di quel che riuscite ad immaginare e forte abbastanza, sembra, da abbattere i cavalcavia del vecchio sistema.

E' il suono delle rapide, quello che senti mentre ti avvicini ad una cascata invisibile. E' il battito pulsante del cuore di qualcosa che è appena nato. Una creatura ancora abbozzata, ma che non trema sulle gambe e si muove a passi lunghi e sicuri verso Betlemme, portando con sé solidarietà e orgoglio.

Un carnevale, una danza, una battaglia. Immagini di guerra: le nuvole di gas lacrimogeno, i fiotti del cannone ad acqua, le fiammate del gas che esplode, e sì, le pietre, i mattoni, le bottiglie. Ce lo aspettavamo. Ciascuno di quelli che sono qui ha dovuto sopraffare la propria paura, e continua a farlo momento dopo momento. Fra il caos, la confusione ed i momenti di panico c'è pure una dolcezza, l'esuberanza della primavera dopo l'inverno. Libertà. Liberazione. La rozza tenerezza di una mano che tiene aperto un occhi per lavarlo dai gas lacrimogeni. La gentilezza degli estranei che offrono le loro case ai manifestanti: venite, usate i nostri bagni, prendete questi biscotti che ho cotto per voi, riempite le vostre bottiglie d'acqua…

Noi siamo il Fiume Vivente, un grappolo all'interno dell'azione che oscilla a seconda dei momenti fra le 200 e le 500 persone. Il nostro fulcro è composto da Pagani, che sono qui perché credono che la terra sia sacra e che tutti gli esseri umani siano parti della terra vivente. Molti fra noi si conoscono ed hanno lavorato insieme per anni: altri sono nuovi all'azione, radunati qui da luoghi differenti tramite internet e l'organizzazione. Una donna ha portato con sé i propri figli adolescenti; la nostra amica più anziana, Leah, ha 84 anni. Il nostro scopo è portare l'attenzione sulla questione acqua, e questo è quello che diciamo, sebbene il vero scopo sia quello di incarnare l'elemento acqua…

Portiamo con noi la Dichiarazione di Cochabamba, scritta da un gruppo di persone in Bolivia che hanno agito e si sono sollevate per riprendere il controllo della fornitura d'acqua dopo che questa era stata privatizzata dalla Bechtel Corporation. Essi hanno scritto:

La Dichiarazione di Cochabamba:

"Per il diritto alla vita, per il rispetto della natura e dei costumi e delle tradizioni dei nostri antenati e delle nostre genti, all'infinito dichiareremo come inviolabili i seguenti diritti relativi all'uso delle acque donateci dalla terra:

  1. L'acqua appartiene alla terra ed a tutte le specie viventi, ed è sacra alla vita. Perciò, le acque del mondo devono essere conservate, reclamate e protette in nome delle future generazioni, ed i loro corsi naturali devono essere rispettati;
  2. L'acqua è un fondamentale diritto umano ed un'istanza pubblica che dev'essere salvaguardata da tutti i livelli di governo e perciò non può essere data in comodato, privatizzata, venduta a scopi commerciali. Questi princìpi devono essere assunti a tutti i livelli di governo e, in particolare, un trattato internazionale deve assicurarli come diritti inalienabili;
  3. L'acqua ha miglior protezione dalle comunità locali e dai cittadini, i quali devono essere considerati dai governi partner, in eguaglianza, nella protezione e nella regolamentazione dell'acqua. Le genti della terra sono il solo veicolo per promuovere la democrazia sul pianeta e salvare l'acqua."

La Dichiarazione è un'alternativa. E' ciò PER cui ci stiamo battendo. Non ci stiamo battendo CONTRO. Il nostro scopo è portare questa alternativa all'interno del Centro Congressi, di dichiarare il FTAA illegittimo poiché non sostenuto dalla gente, e di suggerire che si cominci a negoziare per proteggere le acque. Se non dovessimo riuscirvi, il nostro scopo sarà andare il più vicino possibile al Centro Congressi e di leggere la Dichiarazione ovunque ci fermeremo.

Mentre noi ci mobilitiamo, i nostri amici e le nostre amiche in Boliva organizzano una Marcia per la Vita e l'Autodeterminazione, che viene violentemente repressa. Oscar Olivera, uno dei redattori della Dichiarazione, viene arrestato, accusato di tradimento, e poi rilasciato. In Bolivia muoiono due persone, durante questa azione, una asfissiata dal gas. In Quebec andiamo molto vicino alla morte: un uomo la rischia a causa di una pallottola di gomma che gli è stata sparata nella trachea; ci sono attacchi di asma dovuti al gas lacrimogeno e un dito perduto durante l'attacco al "muro della vergogna". A San Paolo, i giovani che bloccano la Avenida Paulista vengono brutalmente attaccati e picchiati. Uno dei nostri amici laggiù viene ricoverato con il polso rotto…

Il nostro Fiume ha striscioni e bandiere, stoffa blu che va da un'estremità all'altra del corteo; siamo vestite e vestiti d'azzurro e cantiamo canzoni d'acqua. In teoria, l'azione è divisa in zone: la zona verde per azioni sicure, che non prevedono l'arresto; la zona gialla per le azioni di strada difensive e nonviolente; la zona rossa per le azioni di confronto. In pratica, a parte le due aree contrassegnate come "verdi", nessuno sa con esattezza quali siano le altre zone o dove dovrebbero essere. Ad ogni modo, noi siamo il gruppo blu, in qualche modo fuori dallo schema. Ci siamo addestrate e addestrati alla nonviolenza ed al confronto. Tuttavia, molti/e di noi hanno dai dieci ai vent'anni in più dei manifestanti sulla strada, la maggior parte di noi è donna e per parecchie/i questa è la prima azione diretta.

Alcune di noi sono preparate per andare oltre il perimetro, se ve ne sarà la possibilità, preparate a rischiare l'arresto e il confronto, altre/i non lo sono. Perciò il Fiume ha quattro correnti al proprio interno e ognuna segue una bandiera del colore di uno degli elementi. La bandiera della verde Terra è per coloro che prenderanno in ogni caso la scelta più sicura; la bandiera dell'Acqua blu guiderà coloro che sono disposti ad affrontare i rischi maggiori; il rosso Fuoco e la gialla Aria sosterranno il blu, ma non rischieranno direttamente l'arresto.

I gruppi per affinità decidono liberamente di seguire insieme una delle quattro bandiere e ognuno può cambiare direzione in caso sia in pericolo. Ogni persona nel Fiume ha un Compagno o una Compagna, qualcuno/a che deve restare con lui/lei e non essere perso/a di vista, di modo che nessuno venga isolato o possa perdersi. Abbiamo anche gli Esploratori, Charles, Laura e Lisa, che precedono il corteo esaminando i percorsi e riferiscono di persona o tramite telefonino. Nei casi in cui sia possibile, l'intero Fiume si fermerà per prendere le sue decisioni collettivamente, ove questo non sia possibile, i portatori delle quattro bandiere hanno facoltà di decidere.

Venerdì pomeriggio. Il Fiume si è disposto a spirale al cancello di Rene Levesque, dove la sera prima la nostra azione di donne ha tessuto la tela della solidarietà. Mentre cominciamo a muoverci in cerchio, evocando il potere, Evergreen viene da me con un uomo avvolto in una bandiera cubana. Fa parte di un piccolo gruppo di gente indigena che ha tenuto una veglia davanti alla barriera, ed il nostro gruppo è così… "metaforico" che lui e qualcun altro hanno avuto l'impressione che stessismo sostenendo il FTAA! Stiamo cantando "Il fiume scorre" e lui ci dice di venire dall'Honduras, la sua terra è devastata dal dissesto ecologico e dall'uragano Mitch, e l'unico modo in cui possiamo dimostrargli la nostra solidarietà, sostiene, è cantare insieme a lui. Scrollo le spalle e dico: "Perché no?" Così cominciamo a cantare tutte/i in spagnolo e poi in inglese: "El pueblo, unido, jamas sera vencido!" "The people, united,

will never be defeated!" Il grido ha un suo ritmo, un suo potere pieno di rabbia e di speranza.

Danziamo verso St. Jean Street, cantando ancora: "Fleuve, porte moi, ma mere tu restera, Fleuve, porte moi, vers la ocean." Gli Esploratori ci mandano notizie: la marcia del CLAC ha appena raggiunto il cancello che noi abbiamo lasciato e la barriera è caduta. Salti di gioia! Riformiamo rapidamente il corteo e le bandiere blu, rossa e gialla decidono di tornare al cancello. Lungo la strada ci fermiamo ad un incrocio; i nostri Esploratori sono davanti a noi e controllano le vie secondarie. Formiamo un cerchio, cominciamo a cantare: "Mantieni, mantieni, mantieni la visione che è nata!" Ci disponiamo a spirale e mentre il potere cresce so con assoluta chiarezza che dobbiamo muoverci verso la collina, dentro la battaglia. Guardo Willow, la portatrice del vessillo blu, che mi sorride perché ha capito cosa sto pensando. Ci scambiamo un cenno di assenso, e lei sventola la bandiera. Ci muoviamo in avanti, verso Rene Levesque, nella strada e davanti al teatro, cantando e suonando il tamburo. Veniamo accolte trionfalmente: "Ehi, c'è il Fiume! Il Fiume è qui!"

Da molto vicino, i poliziotti stanno sparando gas sulla folla. Giovani uomini corrono fuori dai gruppi per prendere i candelotti lacrimogeni e lanciarli indietro. Il gas viene respinto verso la linea della polizia. Siamo ancora in grado di respirare e cantare, perciò diamo inizio ad una spirale. Il cerchio cresce: la gente si unisce a noi, prende le nostre mani, danza con noi muovendosi sempre più vicina ai cancelli, senza cedere un palmo di terreno. Per tutto il tempo è stato difficile decidere quale era il fulcro di quest'azione diretta: ora vediamo tutte e tutti che si tratta della barriera. Sfidarla, tesservi la tela, abbatterla, rifiutare di andar via, domandare di restare e di essere viste/i ed udite/i.

Danziamo a spirale ridendo: i nostri tamburi soffocano il suono dello sparo del gas… Finché un candelotto atterra troppo vicino, siamo avvolti da una nube accecante e dobbiamo andar via. Ai piedi della collina ci fermiamo, ci laviamo gli occhi, ci riuniamo alle bandiere rossa e gialla. Aiutiamo altra gente a lavarsi gli occhi dal gas. Sono grata a Laura per gli insegnamenti che ci ha fornito in precedenza, cosicché ora sono in grado di respirare attraverso il gas, sebbene faccia male, so come ripulirmi gli occhi in modo efficace, come ripulirmi la gola sputando, sciacquandola e sputando ancora prima di bere.

Decidiamo di scorrere sino al blocco di Cote d'Abraham, che è poco distante.Una coppia di giovani ci prega di restare, di tornare in cima alla collina e per un attimo sono tentata di farlo. Vogliono l'energia che portiamo con noi, e si sentono più al sicuro quando siamo con loro. Ma abbiamo sentito che anche a Cote d'Abraham hanno bisogno di noi e la missione di un Fiume è scorrere, perciò andiamo avanti. Ci sarebbe stata necessità del lavoro di decine, di centinaia di Fiumi… Il cancello della barriera a Cote d'Abraham è una sorta di palco che si erge sulla città bassa, e chiude un ampio snodo in cui convergono tre grandi strade. Da quassù vediamo il sole che inizia a tramontare. Quando arriviamo, la situazione è un po' frammentata. Alcune persone stanno suonando il tamburo e danzando, altre girano spaesate, qualcuno tira oggetti ai poliziotti oltre la barriera. Molti non sanno cosa fare. Ci sincronizziamo al battito del tamburo e diamo inizio ad un cerchio che prende a crescere irresistibilmente. Circa 400 persone si stanno tenendo per mano quando cominciamo a danzare a spirale. I suonatori e le suonatrici di tamburi si posizionano all'interno del cerchio e la spirale si avvolge, si avvolge…

Alle nostre spalle, Donna si è mossa verso la barriera e sta parlando con la polizia, specialmente con la donna che è fra loro: "Come puoi fare questo? Sei una donna! Una canadese come me! Come puoi stare qui?" L'area è talmente satura di gas che non potremo restare qui molto a lungo.

L'energia evocata raggiunge il suo picco, trasformandosi in una danza sfrenata. I nostri Esploratori ci segnalano l'ammassarsi delle unità antisommossa ed il loro muoversi verso di noi per sgomberare l'area. Chiedo a chi suona di fermarsi un attimo, di modo da poter avvisare la gente, ma mi si risponde con una scrollata di spalle: "E allora?". Non vogliono che una cosa da poco come un attacco della polizia interrompa la loro musica… Il Fiume scorre. Dietro di noi, vediamo lo spruzzo del cannone ad acqua, il getto che si inarca riempito di luce e colpisce la figure alle nostre spalle…

Sabato mattina. In una ventina ci raduniamo nella casa che condividiamo. Ognuna/o si sente più coraggiosa/o di prima. Sono meravigliata: fra noi c'è gente che fa dell'attivismo da decenni ed ha portato nelle azioni un lento coraggio, che si è consolidato negli anni, ma altre/i hanno compiuto questo viaggio interiore in una sola notte!

Per tutto questo tempo mi sono portata dietro un senso di responsabilità per questa gente "nuova" all'azione. So che sono tutti adulti e che hanno compiuto la loro scelta con gli occhi bene aperti. E tuttavia, so che molti di loro non sarebbero in questo luogo pericoloso se io non li avessi chiamati. E una cosa è decidere, nella sicurezza della tua casa, di partecipare ad una manifestazione; un'altra cosa è fronteggiare la realtà del caos, il gas, il potenziale di violenza. Io sono qui, e ho fatto del mio meglio per ispirare ed incoraggiare altra gente ad esserci con me, perché se sono spaventata quanto chiunque altra/o dai poliziotti in tenuta antisommossa e dalle pallottole di gomma, sono migliaia di volte più spaventata da quel che accadrebbe se non non fossimo qui, se non sfidassimo il meeting ad uscire da quelle mura.

I fiumi appaiono sempre placidi, ma io posso sentire il ruggito delle cascate. Nella bellezza dei boschi, nelle mattine in cui mi siedo all'aperto ad ascoltare il canto degli uccelli, in ogni luogo in cui mi sento in pace e sicura, sento dalla corrente del fiume che abbiamo toccato un punto irrevocabile, che siamo di fronte ad uno sconvolgimento ecologico, economico e sociale di dimensioni epiche, e che stiamo fuggendo dalla stanza del manovratore. Gli uomini, poiché sono in maggioranza uomini, che guidano i governi e le corporazioni e le istituzioni economiche mondiali sembrano incapaci di afferrare la realtà: la natura è reale, ha limiti e bisogni propri che è necessario rispettare; ne' gli esseri umani, ne' le foreste, ne' le riserve petrolifere possono essere sfruttati/e all'infinito senza che questo causi danni gravissimi al mondo intero; i sistemi che supportano la vita del pianeta sono tutti sotto assalto. Nel convegno che stiamo contestando, il Congresso protetto da barriere e muri e poliziotti ed esercito, sta pianificando di dar maggior impulso a queste forze e di rimuovere ogni controllo. Acqua, terra, foreste, energia, salute, istruzione, tutti i servizi che le comunità umane svolgono per i propri membri, saranno confermate come arena in cui agire per il profitto delle corporazioni, e tutti i nostri sforzi per arginare il danno verranno minati.

Io sono qui perché sono ispirata dall'incredibile coraggio, dall'energia, dall'impegno dei giovani e delle giovani in questa lotta. E sono qui perché ho avuto la percezione di un vortice di forze che convergono in un tempo ed uno spazio preciso e un bel gruppo di congreghe e di Streghe è giusto quel che ci vuole per maneggiare le energie… Quello che sento dai miei amici e dalle mie amiche conferma le mie sensazioni: "Adesso capisco perché fai questo.", "Questo è ciò a cui mi sono preparata per tanti anni." "L'azione mi ha insegnato tantissime cose. E' solo l'inizio." E così sediamo in cerchio, cantiamo, evochiamo il potere, prendiamo decisioni. Ci uniremo alla marcia dei lavoratori, i cui leader hanno pianificato un percorso sicuro distante dalla barriera, ma sosterremo i gruppi che hanno deciso di sfidarla nuovamente.

Sabato pomeriggio: sono in mezzo alla strada con Juniper, che partecipa ad un'azione per la prima volta, e con Lisa, che ha partecipato a moltissime manifestazioni. C'è un'apertura nella barriera, ma i poliziotti antisommossa la stanno difendendo; i loro scudi sono abbassati, hanno maschere sul volto che li rendono tutti uguali, sono coperti da capo a piedi e i loro lunghi bastoni sono pronti a colpire. Willow esce dal gruppo, avanza leggendo la Dichiarazione di Cochabamba. La polizia la interrompe, gridando qualcosa, e comincia a muoversi. Uno di loro ci punta addosso il fucile che spara i candelotti di gas lacrimogeno. Lisa ed io ci guardiamo, un occhio ai poliziotti, un occhio alla folla alle nostre spalle. "E adesso che facciamo?", dice Lisa. La polizia avanza. "Sediamoci!", dice qualcuno e magari è qualcuno a cui noi stesse abbiamo insegnato a padroneggiare queste situazioni… Ci sediamo. I poliziotti sono visibilmente tesi. Juniper scoppia in lacrime. Sto per dirle di arretrare, ma lei mi sorride fra le lacrime e dice: "Può solo andar meglio, dopo che hai cominciato a piangere." Ci stringiamo le mani. Passiamo la dichiarazione a qualcuno dietro a noi che parla francese e che comincia a leggerla a voce alta; io passo indietro anche il mio tamburo, sperando che qualcuna delle mie amiche lo conservi.

Vedo che uno dei poliziotti abbassa leggermente il manganello. Un altro ondeggia. La loro linea perfetta comincia a mostrare delle variazioni. Stanno cominciando a rilassarsi. Una pietra vola sopra le nostre teste e atterra davanti ai piedi dei poliziotti: l'intera folla urla un oltraggiato "NOOOOO!" all'ignoto lanciatore. "PACE!", gridiamo alla polizia, e molte/i alzano le proprie mani vuote o agitano vessilli con il simbolo della pace. Sulla linea del confronto, noi siamo ferme, ci teniamo per mano, attendiamo. Respiriamo, connesse alla terra. I poliziotti, lentamente, si rilassano di nuovo. Da dietro, qualcuno sta passando in giro dei fiori. E' stata Heather a portarli, stamattina, dicendo che voleva compiere un gesto nonviolento, darli alla polizia. Ricordo di aver pensato che la sua era un'idea così dolce da appartenere ad un altro mondo, rispetto a quello che le avevo anticipato sarebbe accaduto quel giorno. Heather non era molto felice quando le spiegai che avevamo deciso di seguire la manifestazione sino alla barriera ed al perimetro, assieme al CLAC ed al Blocco Nero. "La gente penserà che li stiamo sostenendo.", mi disse. "Ma in effetti li stiamo sostenendo. - risposi - Essere con loro sulla linea del confronto, portarvi magia, canalizzare l'energia, non è predicare la nonviolenza ma dare ad essa corpo, incarnarla." Ora Heather è qui con i suoi fiori. Lisa mostra le mani in un gesto di pace e tenta di consegnare la Dichiarazione ai poliziotti. Io osservo, trattenendo il fiato, pronta a trascinarla via con me se verrà attaccata. "Non possiamo prenderla", sibila un poliziotto fra i denti. Lisa la lascia ai suoi piedi. Un ragazzo si stacca dal gruppo, lascia ai loro piedi anche un fiore. Subito dopo, una donna compie lo stesso gesto. In qualche modo, in quel momento, diventa il gesto perfetto. Tutti si rilassano.

Dopo un po' decidiamo di cambiare posizione. Il Fiume deve scorrere. Altri gruppi vengono a prendere il nostro posto. Torniamo all'intersezione in una sfilata serpentina. I ragazzi del nostro gruppo stanno dando una mano a rimuovere la barriera lungo il cimitero. Cominciamo una danza a spirale: un'impressionante massa di persone si unisce a noi. Da un tetto là sopra, due abitanti del quartiere ci lanciano coriandoli. Danziamo in questa nevicata allegra. Il potere sale, ed un grido assoluto di rabbia mi squarcia la gola. Sto suonando il tamburo e piangendo, sto mandando onde ed onde di energia al Centro Congressi, ed allo stesso tempo balliamo e i coriandoli volteggiano su di noi mentre il gas arriva e la barriera cade…

Quando ci fermiamo, una donna viene a portarci le notizie. Il solo modo per farle sentire a tutti, nella confusione ed il rumore, è che il gruppo ripeta ogni frase: le notizie diventano un canto.

"Ho appena sentito…" / "HO APPENA SENTITO!" / "Che una quantità enorme di gas…" / "CHE UNA QUANTITA' ENORME DI GAS!" / "E' stata soffiata indietro dal vento dentro il Centro Congressi…" / "E' STATA SOFFIATA INDIETRO DAL VENTO NEL CENTRO CONGRESSI!" / "… e hanno dovuto interrompere il meeting per due ore." / "E HANNO DOVUTO INTERROMPERE IL MEETING PER DUE ORE!" Erompiamo in esclamazioni di giubilo.

Davanti al cancello che chiude St. Jean Street, cinque giovani ed una donna si ergono, dando le schiene ai poliziotti dietro la barriera; le loro gambe sono divaricate, hanno un braccio alzato in un gesto di pace, e sono assolutamente fermi nel mezzo del caos, senza maschera, senza protezioni di alcun genere, immersi in una nuvola di gas lacrimogeno così fitta che noi stiamo tossendo nauseati dietro i nostri fazzoletti. Sfiliamo accanto a loro, leggiamo la Dichiarazione di Cochabamba, fluiamo in avanti. Essi rimangono, tenendo lo spazio mentre i loro occhi lacrimano, risoluti nel loro silenzio, nel loro coraggio, nel loro potere.

Quando il ponte di Bay Bridge cadde, nell'ultimo terremoto che colpì San Francisco, abbiamo tutte/i imparato che le strutture rispondono alle frequenze. Una vibrazione che incontri il loro ritmo interno può farle crollare. Nel sottopassaggio, stanno battendo sulle strutture metalliche. La città è un tamburo. Strutture massicce tremano. E una barriera ha la sola forza che hanno i suoi punti di attracco alla base.

Starhawk